AMOC è l’acronimo di uno dei più importanti meccanismi climatici del pianeta: la circolazione oceanica che trasporta acqua calda e salata verso il Nord Atlantico, dove l’acqua rilascia calore, si raffredda, diventa più densa e sprofonda, tornando poi verso sud nelle profondità oceaniche. È questo equilibrio a mantenere il clima europeo molto più mite rispetto ad altre regioni alla stessa latitudine.
Ma questo sistema si sta indebolendo — e oggi non se ne parla più solo sulla base di simulazioni teoriche. Un nuovo studio guidato dalla Rosenstiel School dell’Università di Miami, pubblicato su Science Advances nell’aprile 2026, ha osservato direttamente l’Atlantico attraverso quattro diverse serie di sensori posizionati sul fondale lungo il margine occidentale, dai tropici alle medie latitudini (tra 16,5°N e 42,5°N). Il segnale rilevato è coerente in tutte e quattro le stazioni: una progressiva riduzione del flusso di acqua profonda verso sud, misurata su due decenni di dati raccolti direttamente sul campo, non ricavata da modelli.
Un’anomalia locale può essere temporanea. Quando invece il fenomeno compare su scala oceanica — dai tropici alle medie latitudini, lungo oltre 4mila chilometri di costa — significa che qualcosa nel sistema climatico globale sta cambiando davvero. Gli stessi autori dello studio definiscono il margine occidentale un “canarino nella miniera”: il primo punto in cui i segnali provenienti dalle alte latitudini, dove l’acqua fredda sprofonda, si manifestano in modo più diretto e prima che altrove.
Da anni gli scienziati collegano il possibile rallentamento dell’AMOC all’aumento delle temperature globali e allo scioglimento della Groenlandia. La fusione dei ghiacci riversa acqua dolce nel Nord Atlantico, riducendo la salinità e quindi la densità delle acque: se l’acqua sprofonda con più difficoltà, l’intero meccanismo perde forza. Per molto tempo il dubbio era se questo processo fosse già iniziato o appartenesse ancora agli scenari futuri. Oggi i dati raccolti sul fondo dell’Atlantico mostrano che il cambiamento è già in corso — e gli oceanografi lo osservano con crescente preoccupazione.
Quando l’AMOC rallenta, gli effetti non restano confinati all’oceano: cambiano le precipitazioni, si alterano le traiettorie delle tempeste, aumentano i rischi di eventi climatici estremi, e il livello del mare può salire più rapidamente lungo parte della costa orientale degli Stati Uniti.
Ora bisognerebbe cogliere questi segnali e agire di conseguenza. E invece abbiamo un governo che si fa dettare l’agenda delle politiche ambientali da chi sta causando questo collasso.
Fonte: Xing et al., “Meridionally consistent decline in the observed western boundary contribution to the Atlantic Meridional Overturning Circulation”, Science Advances (2026) — https://news.miami.edu/rosenstiel/stories/2026/04/a-critical-atlantic-ocean-current-shows-two-decade-slowdown-study-finds.html