Il 25 giugno 2026 il tribunale giudiziario di Parigi ha stabilito che TotalEnergies deve includere nel proprio piano di vigilanza anche le emissioni Scope 3 — quelle generate dalla combustione del petrolio e del gas che l’azienda vende e che i suoi clienti bruciano. La sentenza dà ragione, almeno in parte, alle organizzazioni Notre Affaire à Tous, Sherpa, France Nature Environnement, ZEA e alla Città di Parigi, che avevano avviato l’azione legale nel 2018 contestando l’inadeguatezza del piano climatico dell’azienda ai sensi della legge francese sul dovere di vigilanza del 2017.
TotalEnergies sosteneva da anni che le emissioni legate alla combustione dei suoi prodotti fossero responsabilità esclusiva dei clienti — automobilisti, industrie, riscaldamento domestico. Il tribunale ha respinto questa argomentazione, riconoscendo il “legame intrinseco molto forte” tra l’estrazione di petrolio e gas e la loro combustione finale: l’azienda, hanno stabilito i giudici, è in grado di esercitare un’influenza su queste emissioni, che fanno parte a tutti gli effetti delle conseguenze negative della sua attività. Per dare un’idea della scala: lo Scope 3 di un solo gruppo petrolifero supera le emissioni territoriali di un intero Paese come la Francia.
TotalEnergies ha ora sei mesi di tempo per aggiornare il piano di vigilanza e la mappatura dei rischi, con esecuzione provvisoria — l’azienda deve conformarsi da subito, senza possibilità di sospendere la decisione in caso di appello. Il tribunale ha però scelto una lettura più formale che sostanziale del dovere di vigilanza: ha respinto le richieste più ambiziose delle associazioni, che chiedevano la cessazione di nuovi progetti di idrocarburi e tagli specifici alla produzione (-37% petrolio, -25% gas entro il 2030), e non ha fissato obiettivi quantitativi vincolanti. Il controllo giudiziario sull’effettiva integrazione delle nuove misure è fissato per il 21 gennaio 2027.
Non è un dettaglio tecnico: è il riconoscimento che le multinazionali fossili rispondono anche di ciò che accade a valle della vendita. In Italia lo diciamo da anni con Giudizio Universale, e con La Giusta Causa promossa da ReCommon e Greenpeace Italia contro Eni: le grandi imprese, come gli Stati, hanno obblighi giuridici di fronte alla crisi climatica. Ora tocca renderli effettivi.
Fonte: https://www.climatecasechart.com/document/notre-affaire-a-tous-and-others-v-total_85ea