Il 20 maggio 2026 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione n. A/80/L.65 per dare attuazione al parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia (CIG), che chiarisce la natura e la portata degli obblighi degli Stati di fronte all’emergenza climatica. Il testo è stato approvato con 141 voti favorevoli, tra cui quello dell’Italia, 8 voti contrari e 28 astensioni.

Nel parere, i giudici dell’Aja affermano che il diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile è una precondizione per l’esercizio di diritti fondamentali, come il diritto alla vita, alla salute, all’acqua, al cibo e all’abitazione. L’emergenza climatica, quindi, non riguarda soltanto l’ambiente, ma la tutela stessa dei diritti umani.

La Corte chiarisce inoltre che gli obblighi climatici degli Stati non derivano soltanto dall’Accordo di Parigi, ma dall’intero corpus di diritto internazionale, comprese le norme sui diritti umani, sulla tutela dell’ambiente e del mare, nonché dall’obbligo consuetudinario di prevenire danni significativi all’ambiente. La violazione di queste norme può comportare la responsabilità internazionale dello Stato, chiamato a porre fine alla violazione, a impedirne il ripetersi e, ove necessario, a riparare il danno.

La risoluzione richiama gli Stati ad adottare politiche coerenti con le migliori evidenze scientifiche disponibili per mantenere il riscaldamento globale entro 1.5 °C, accelerando la transizione energetica e il superamento dei combustibili fossili. Di particolare rilievo è il fatto che l’Assemblea Generale non si limiti a prendere atto del parere, ma ne riconosca l’autorevolezza nell’interpretazione del diritto internazionale vigente e richiami tutti gli Stati a conformarsi agli obblighi individuati dalla Corte Internazionale di Giustizia.

In vista dell’appello sulla sentenza di primo grado nel caso “Giudizio Universale”, atteso per ottobre, il parere della Corte e la successiva risoluzione dell’Assemblea Generale rafforzano ulteriormente la tesi al centro della campagna promossa da A Sud e altri: di fronte all’emergenza climatica, anche l’Italia è titolare di precisi obblighi giuridici ed è chiamata ad adottare politiche climatiche in linea con le migliori evidenze scientifiche e con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale entro 1.5 °C.

Il clima non può aspettare. Neppure la giustizia climatica!