Abbiamo portato lo Stato in tribunale. Eppure, l’emergenza climatica è ancora fuori dall’aula. Cinque anni fa, oltre 200 tra attivistə, associazioni e minori hanno avviato Giudizio Universale, la prima causa climatica in Italia, per chiedere allo Stato italiano di ridurre davvero le emissioni e accelerare la transizione dai combustibili fossili. Il risultato, a cinque anni dall’avvio: la giustizia italiana continua a prendere tempo. La Corte d’Appello di Roma ha rinviato la decisione a ottobre 2026 — la richiesta di fondo resta la stessa: ridurre davvero le emissioni.
Nel frattempo, i numeri raccontano un Paese che va nella direzione opposta a quella richiesta dalla causa.
135 miliardi di euro di danni. È la cifra stimata dall’Agenzia Europea dell’Ambiente per le perdite economiche causate in Italia dagli eventi climatici estremi tra il 1980 e il 2023 — la seconda cifra più alta d’Europa dopo la Germania (180 miliardi), davanti a Francia (130 miliardi) e Spagna (97 miliardi).
48,3 miliardi di euro di sussidi ambientalmente dannosi. Secondo il rapporto Legambiente “Stop Sussidi ambientalmente dannosi 2026”, nel 2024 il governo ha destinato questa cifra — in crescita rispetto ai 45,3 miliardi del 2023 — a incentivi diretti e indiretti che sostengono, direttamente o indirettamente, i combustibili fossili e altre attività ad alto impatto ambientale. Un modello che il governo continua a sostenere invece di accelerare la transizione.
Target 2030 fuori portata. Mentre l’Unione Europea punta a un taglio delle emissioni del 55% entro il 2030, l’Italia è già indietro sul proprio obiettivo individuale: nel settore non-ETS (Effort Sharing Regulation) l’obiettivo assegnato è del 43,7%, ma le politiche attuali portano a un taglio stimato reale del 40,6%.
46° posto su 64 nel Climate Change Performance Index 2026. Il rapporto presentato da Germanwatch, CAN e NewClimate Institute alla COP30 di Belém colloca l’Italia tra i Paesi a bassa performance climatica: 17 posizioni perse dal 2022, quando era 29esima. Tra le criticità segnalate dagli esperti: il rinvio dell’uscita dal carbone al 2038 e una politica energetica ancora fortemente dipendente dalle fonti fossili.
I danni della crisi climatica aumentano. Le scelte che li alimentano continuano. Per questo Giudizio Universale continua: perché le scelte politiche cambiano solo quando chi governa è chiamato a risponderne. A ottobre ci vediamo in tribunale — per la prossima udienza. Se la politica non ascolta, chiediamo ai tribunali di verificare se l’Italia sta facendo la sua parte. Spoiler: non la sta facendo.