Qual è la strategia legale perseguita?

La nostra strategia legale è raccontata in questo articolo. L’atto di citazione sarà divulgato solo successivamente al deposito presso il Tribunale.

A Sud ha coordinato il lavoro di ricerca scientifica, necessario per la redazione dell’atto di citazione, nonché ha organizzato la campagna di comunicazione nazionale degli obiettivi dell’azione legale e promosso l’adesione agli stessi. A Sud, inoltre, gestisce i dati personali sia di coloro che hanno aderito alla campagna sia di coloro che si costituiscono in giudizio.

Quali sono i documenti scientifici a cui fate riferimento?

La principale fonte di informazione scientifica sui cambiamenti climatici a livello internazionale è l’IPCC (Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici), fondato nel 1988 dall’ONU. L’IPCC produce rapporti periodici sullo stato delle conoscenze scientifiche sul sistema climatico, le conseguenze del riscaldamento globale e le misure di adattamento, e le strategie di mitigazione per arginarne gli impatti. Alla realizzazione dei rapporti partecipano migliaia di esperti provenienti da tutto il mondo, mentre la stesura e la revisione di ogni rapporto consta di molteplici passaggi, che terminano con l’avallo da parte dei governi dei 195 Stati membri dell’IPCC (tra cui l’Italia).

Oltre ai rapporti dell’IPCC, è utilizzabile una serie di fonti e dati ufficiali sulle emissioni di gas serra e sugli adempimenti dello Stato italiano, ammissibili come fonte di prova scientifica in base ai criteri definiti dalla Corte costituzionale italiana e dalla Corte di Giustizia della Unione europea.

Qual è il valore legale dell’IPCC?

In Italia, è la prima volta che un rapporto dell’IPCC viene utilizzato all’interno di una causa legale ed è comprensibile, dato che si tratta di un contenzioso inedito nel suo oggetto di giudizio (i cambiamenti climatici). Non è invece la prima volta che sono prodotti in giudizio fonti e dati ufficiali di prova scientifica, vincolanti per lo Stato.

Al di fuori dell’Italia, tuttavia, sono ormai numerosi i precedenti di controversie climatiche, fondate su prove scientifiche ufficiali. Anche nella causa climatica promossa dalla Fondazione Urgenda, che ha portato alla condanna dello Stato olandese, i rapporti dell’IPCC sono stati utilizzati come prova. L’IPCC si configura come fonte di natura normativa, per varie ragioni, non ultimo il fatto che, alla realizzazione dei suoi rapporti, partecipano migliaia di scienziati provenienti da tutto il mondo mentre i suoi contenuti di inquadramento dei problemi e di proposta devono essere esplicitamente avallati dai rappresentanti dei Governi dei 195 Stati membri del medesimo organismo. Tra questi, figura sempre anche l’Italia. Inoltre, i rapporti dell’IPCC sono stati utilizzati come base scientifica delle negoziazioni giuridiche internazionali, ad esempio durante la stesura dell’Accordo di Parigi: il che conferisce loro ulteriore forza normativa.

 Cosa chiediamo al giudice? 

Gli inadempimenti climatici non possono essere “compensati” dal denaro. Sono gli stessi Trattati internazionali a indicarlo. Di conseguenza, non ha senso agire in giudizio per riparazioni o altre forme di risarcimento economico, che non contribuirebbero certo alla lotta contro gli effetti dei cambiamenti climatici. Quello che i Cittadini chiederanno al giudice è l’esatto adempimento di tutte le obbligazioni climatiche che lo Stato ha sovranamente deciso di assumere per evitare le conseguenze più distruttive dei cambiamenti climatici e garantire la effettività dei diritti dei suoi Cittadini.

Pertanto, in caso di accoglimento della domanda, lo Stato sarà condannato a una serie di adempimenti che renderanno conseguibile l’obiettivo di effettiva la mitigazione climatica previsto dall’Accordo di Parigi e dall’IPCC.

Perché si promuove una causa civile?

Il giudice naturale delle obbligazioni climatiche è il giudice civile, nel momento in cui Cittadini agiscono per la tutela di loro diritti assoluti di fronte alla inefficacia degli adempimenti statali e non alla illegittimità o meno di singoli atti.

Quali sono i tempi della causa?

Si sta ultimando lo studio degli ultimi provvedimenti introdotti dallo Stato in tema di lotta ai cambiamenti climatici. La causa verrà depositata nei primi mesi del 2020 e seguirà i tempi della giustizia italiana. Mediamente, nel nostro Paese, il primo grado di una causa civile dura 3 anni.

Perché un’azione legale, visti i tempi così lunghi in Italia: quali effetti concreti sortirà?

Anche se la causa dovesse chiudersi tra diversi anni, una vittoria rappresenterebbe comunque un importante precedente nel riconoscimento del diritto umano al clima e una base per ulteriori azioni, nonché un obbligo per il Governo a modificare le proprie politiche climatiche ed essere più ambizioso nella definizione dei target.

In ogni caso, l’importanza della causa va anche oltre l’azione legale in sé: diventa uno strumento di sensibilizzazione e attivazione della cittadinanza intorno alla questione climatica, creando un movimento italiano proattivo su questo tema. In questo senso, è pure uno strumento di advocacy e di pressione sulle istituzioni, per chiedere assunzioni di responsabilità anche prima dell’esaurimento del contenzioso legale.

Ci sono state cause simili altrove?

Attualmente sono in corso cause simili in diversi Paesi europei (Irlanda, Francia, Belgio) ed extraeuropei. Quello per la giustizia climatica è un movimento globale diffusosi negli ultimi anni, che mira a coniugare questione climatica e diritti delle presenti e future generazioni per una effettiva giustizia economica e sociale. I cambiamenti climatici non identificano solamente un problema ambientale, che riguarda gli equilibri ecologici, ma soprattutto una questione politica ed etica, in quanto mettono a repentaglio l’effettività di una serie di diritti, in primis quello alla vita, alla salute e al lavoro, e alimentano vecchie e nuove ingiustizie per tutte le persone.

In Europa, nel 2015, la Fondazione Urgenda ha vinto la prima causa climatica contro uno Stato, quello olandese, condannato dalla Corte a rivedere i propri target di emissioni.

Chi può costituirsi in giudizio?

Gli attori della causa civile possono essere classificati in tre tipologie:

  • Cittadini singoli adulti
  • Cittadini minorenni, rappresentati dai loro genitori
  • Associazioni e ONG

Da chi è composto il team legale?

Il team legale è composto da avvocati e giuristi appartenenti a diverse aree del diritto.

–  Prof. Michele Carducci, ordinario di Diritto Costituzionale Comparato e Diritto climatico presso l’Università del Salento e coordinatore del Centro di Ricerca Euro Americano sulle Politiche Costituzionali (CEDEUAM-Red Clacso), componente del programma delle Nazioni “Unite Harmony with Nature”, Human Rights Defender e Earth Protector per i diritti della natura e la giustizia climatica

– Avv. Luca Saltalamacchia, avvocato civilista, esperto di diritto ambientale. Nel 2017 ha introdotto in Italia il primo giudizio contro una multinazionale italiana (ENI) per un disastro ambientale commesso all’estero. Il giudizio è stato intentato per conto della comunità indigena nigeriana Ikebiri.

– Avv. Raffaele Cesari, Avvocato civilista, esperto di diritto ambientale e climatico. È tra gli avvocati che hanno promosso le istanze legali contro il progetto TAP, evidenziando l’incompatibilità climatica dell’opera.

Chi è la controparte?

Il giudizio sarà promosso contro lo Stato italiano