A Sud a Santa Marta: la prima conferenza mondiale sull’abbandono dei combustibili fossili
Dal 24 al 29 aprile 2026 saremo a Santa Marta, in Colombia, per la Prima Conferenza su Transitioning Away from Fossil Fuels — un appuntamento politico internazionale co-organizzato da Colombia e Paesi Bassi che mette finalmente al centro una domanda che i vertici ONU sul clima continuano a eludere: come uscire davvero da carbone, petrolio e gas, in modo giusto, ordinato ed equo.
L’obiettivo della Conferenza è avviare un processo concreto attraverso cui una coalizione di paesi impegnati, governi subnazionali e altri soggetti rilevanti possa individuare e portare avanti percorsi abilitanti per una transizione progressiva lontano dai combustibili fossili, costruendo società ed economie sostenibili. Un processo guidato dalle esperienze e dalle prospettive di governi nazionali e locali, mondo accademico, popoli indigeni, comunità afrodiscendenti, contadinə, società civile, lavoratorə, settore privato e altri attori coinvolti a diversi livelli nei processi di transizione.
La Conferenza non nasce calata dall’alto. Tra febbraio e aprile 2026 è stato attivato un percorso preparatorio organizzato in capitoli per gruppi di stakeholder, con contributi scritti, dialoghi online e incontri in presenza guidati dai diversi soggetti coinvolti — popoli indigeni, popoli afrodiscendenti, comunità contadine, collettivi di frontiera, giovani, ONG, accademia, governi subnazionali e nazionali, lavoratorə, parlamentarə, settore privato. Non come decorazione partecipativa, ma come parte reale del confronto su quali condizioni servano davvero per rendere possibile l’uscita dai fossili.
Perché questa Conferenza conta. Arriva in un momento in cui la diplomazia climatica rischia di continuare a pronunciare la parola “transizione” senza toccare il cuore del problema: produzione, consumo, sussidi e licenze fossili. Santa Marta parte da un presupposto chiaro: accelerare l’uscita dai combustibili fossili è essenziale per gli obiettivi climatici, per i diritti umani e per affrontare la tripla crisi planetaria. Ed è il primo spazio internazionale costruito esplicitamente non per convincere gli scettici, ma per far avanzare l’azione di chi è già pronto a muoversi. Meno retorica, più implementazione.
La Conferenza produrrà un report finale con percorsi abilitanti per una transizione giusta, ordinata ed equa oltre i combustibili fossili, pensato anche come contributo alla roadmap della presidenza COP30.
Cos’è, e cosa non è. Santa Marta è una piattaforma politica per i paesi pronti a passare all’implementazione di un phase-out ordinato dei fossili — uno spazio complementare all’UNFCCC e alla roadmap della COP30, con un focus operativo e orientato ai risultati, oltre che un luogo di dialogo orizzontale che punta a rafforzare una governance climatica più democratica. Non sostituisce l’UNFCCC né la roadmap della presidenza COP30. Non nasce come spazio per convincere chi continua a difendere il fossile o a ritardare la transizione. Non è un tavolo negoziale per un nuovo trattato, né un contenitore di dichiarazioni vuote e senza conseguenze — e allo stesso tempo rifiuta la logica del compromesso al ribasso, provando a costruire orientamenti condivisi, praticabili e immediatamente attivabili.
Perché seguire Santa Marta. Perché lì si gioca uno scontro politico reale: da una parte chi proverà a rallentare, rinviare e svuotare ogni impegno pur di difendere il modello fossile, dall’altra chi spinge per giustizia climatica, tempi chiari, responsabilità definite e strumenti concreti. Seguire Santa Marta significa capire se la comunità internazionale è pronta a trattare i fossili per quello che sono, e osservare quali alleanze si costruiscono, quali contraddizioni emergono, e quanto spazio avranno davvero popoli, territori e comunità.
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