Il 12 febbraio 2026 l’Agenzia per la Protezione Ambientale statunitense (EPA) ha revocato l’Endangerment Finding del 2009 — la determinazione scientifica e legale che riconosceva i gas serra come pericolo per la salute pubblica e l’ambiente, e che per sedici anni ha costituito la base giuridica di gran parte della regolazione climatica federale negli Stati Uniti. Non è una decisione tecnica tra tante. È la più grande azione deregolamentare nella storia americana, con effetto dal 20 aprile 2026.
Quella dichiarazione del 2009 era la base legale del Clean Air Act per limitare le emissioni di CO₂ e metano. Senza di essa, l’agenzia ambientale perde il fondamento giuridico per imporre limiti a industrie e trasporti. In pratica: l’EPA non riconosce più ufficialmente i gas serra come pericolo per la salute, il che permette di smantellare i limiti alle emissioni su veicoli e industrie — la revoca ha già comportato l’abrogazione di oltre un decennio di standard sulle emissioni dei veicoli leggeri, medi e pesanti.
Questa mossa ignora decenni di evidenza scientifica e aumenterà inquinamento e rischi sanitari, mentre favorisce apertamente le lobby dei combustibili fossili. Lo dicono con chiarezza gli stessi scienziati statunitensi: appena cinque mesi prima, a settembre 2025, il National Academies of Sciences, Engineering and Medicine — la più autorevole istituzione scientifica del Paese — aveva certificato che le prove del danno causato dai gas serra sono “al di là della controversia scientifica”, proprio in risposta al tentativo dell’EPA di smontare la Endangerment Finding. L’agenzia ha scelto comunque di procedere, evitando accuratamente di fondare la revoca su argomentazioni scientifiche — che avrebbero retto poco in tribunale — e puntando invece su un cavillo giuridico sull’autorità statutaria dell’agenzia stessa. La battaglia legale è già iniziata: coalizioni di organizzazioni sanitarie, ambientaliste e diversi stati, tra cui la California, hanno già presentato ricorso.
Ciò che Trump non può cancellare sono le evidenze scientifiche. Mentre governi e politici continuano a negare la crisi climatica, ondate di calore, incendi e alluvioni continuano ad aumentare e a uccidere.
Se uno dei principali responsabili storici delle emissioni globali decide di non agire, chi paga? Viviamo in un sistema che considera urgente finanziare armi e trivelle, ma negoziabile finanziare la sopravvivenza collettiva. La crisi climatica è già una crisi di giustizia globale, e la risposta non può essere più fossili.
Bisogna uscire dalle fonti fossili e abbandonare il modello estrattivista. Questa notizia parla di Trump, ma riguarda un modello economico e politico molto più ampio — e che senza giustizia climatica non esiste stabilità, non esiste pace, non esiste futuro condiviso.