Come ogni anno arrivano i bilanci di fine anno. Ma quello climatico del 2025 non ha playlist da celebrare — solo record che avremmo preferito non raggiungere.

Il secondo o terzo anno più caldo di sempre. Il primato resta al 2024, ma non c’è da stare sollevati: nel 2025 è terminato l’effetto del fenomeno naturale El Niño, che nel 2023-24 aveva parzialmente amplificato il caldo record spiegando le temperature leggermente più basse di quest’anno. Il raffreddamento relativo, insomma, è un artefatto statistico — non un’inversione di tendenza.

Nuovo record assoluto di CO₂ in atmosfera. Le concentrazioni hanno superato i 425 ppm (parti per milione), il 52% in più dei livelli preindustriali. Cavalcando il trend di crescita di 2-3 ppm l’anno, la soglia più critica dell’anno non è la temperatura, ma questa.

Record storico anche per le emissioni da combustibili fossili: 38,1 miliardi di tonnellate di CO₂, l’1,1% in più rispetto al 2024, secondo il Global Carbon Budget. A trainare la crescita, tra gli altri fattori, la domanda globale di carbone, arrivata a sua volta a un record storico di 8,85 miliardi di tonnellate — il 60% in più di quanto bruciavamo nel 2000. Il bilancio di carbonio residuo per restare entro 1,5°C, avvertono gli scienziati, è ormai quasi esaurito.

Gli accordi di Parigi sembrano un sogno sempre più lontano, e la decarbonizzazione uno slogan commerciale più che una traiettoria reale. Un Wrapped da incubo — ma è anche per questo che abbiamo portato in tribunale lo Stato. E ci sarà ancora da lottare: il Green Deal europeo viene sabotato pezzo dopo pezzo, le finanziarie si riempiono di spesa bellica, e i movimenti climatici e sociali sono sotto attacco diretto.

Una soluzione? Non adattarsi mai a questo clima infame. Nel 2026 faremo ancora più pressione sul nostro governo: vogliamo giustizia climatica ora.