Una ricerca pubblicata su Science Advances, condotta da Monika Feldmann dell’Università di Berna insieme a ricercatorə dell’ETH di Zurigo, ha confermato un legame diretto tra l’aumento delle temperature globali e la frequenza dei temporali a supercella — le tempeste più violente e distruttive che si formano in Europa, capaci di generare grandine di grandi dimensioni, raffiche di vento oltre i 100 km/h, nubifragi e, nei casi più estremi, tornado.
Lo studio ha utilizzato modelli climatici ad alta risoluzione e undici anni di dati di rianalisi per ricostruire l’andamento passato e simulare quello futuro di questi fenomeni sull’arco alpino e sulle pianure circostanti, inclusa la Pianura Padana. Il quadro che emerge conferma quanto già osservato empiricamente negli ultimi anni: molte delle piogge intense che colpiscono i centri urbani italiani sono generate proprio da supercelle, e questi eventi tendono a concentrarsi in prossimità delle grandi catene montuose europee — Alpi, ma anche Pirenei e Massiccio Centrale.
I numeri restituiscono la scala del fenomeno già oggi: circa 38 temporali a supercella a stagione sul versante settentrionale delle Alpi, 61 su quello meridionale, dove ricade gran parte del Nord Italia. Nello scenario di riscaldamento globale di 3°C rispetto ai livelli preindustriali — uno scenario tutt’altro che remoto, alla luce dell’attuale traiettoria delle emissioni — il modello prevede un aumento fino al 50% di questi eventi sul versante Nord delle Alpi, con incrementi significativi anche su Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia.
Le conseguenze di questa intensificazione non si misurano solo in termini ambientali. Il settore assicurativo ed economico ne ha già preso atto dopo le alluvioni del 2023 e del 2024, che hanno lasciato danni per miliardi di euro e riscritto le mappe del rischio in intere regioni. Ma il costo più alto resta quello sulla sicurezza e sulla salute delle persone che vivono nei territori colpiti — chi perde la casa, chi resta bloccato, chi non riesce a mettersi in salvo in tempo. Se il trend emissivo continuerà su questa traiettoria, lo scenario che ci attende sarà ancora più grave di quello già sperimentato.
Il nostro Stato sapeva che sarebbe finita così. I modelli climatici che descrivono questa intensificazione non sono una novità recente: la comunità scientifica li produce, li aggiorna e li comunica da anni. Anche per questo lo abbiamo trascinato in tribunale, con Giudizio Universale. Uno Stato che conosce i rischi e sceglie comunque di non intervenire non può dirsi incolpevole quando quei rischi si traducono in danni concreti. Ha scelto di lasciarci senza riparo durante la peggiore delle tempeste.