Pubblicato il documento “Dichiarazione per il futuro” dei giovani attivisti per il clima fuori dalle sale della preCOP-26 che sarà presentato oggi alla “Global March for Climate Justice” di Milano.
Questi gli assi tematici principali: diritti umani; acqua, cibo e risorse; lavoro ed energia; economia e finanza; saperi; città, territori e comunità per una transizione sistemica.
Il documento è stato prodotto dalla Climate Open Platform, la rete che riunisce oltre 130 realtà di attivismo tra cui: Fridays for future, Greenpeace, Legambiente, WWF, A Sud, Associazione Terra!, Mani Tese, Per il clima, fuori dal fossile!, ActionAid, ISDE, Fondazione Finanza Etica, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, Rete della Conoscenza, Libera, CGIL.
Alcuni dei punti chiave della “dichiarazione per il futuro” sono stati consegnati anche a Mario Draghi giovedì mattina da una delegazione di Fridays for future insieme alla leader del movimento Greta Thunberg in una riunione a porte chiuse presso la Prefettura di Milano.
E’ il frutto di tre giorni di discussione svolti all’interno di un “Eco Social Forum” diffuso in tutta la città di Milano.
“Siamo la generazione senza futuro, che vive e vivrà sulla propria pelle gli effetti sempre più intensi della crisi climatica. In questi giorni Milano sta ospitando i summit di PreCop e Youth4Climate, in cui i governi decideranno sul nostro futuro senza che noi potremo partecipare a queste scelte. Dicono che la pensano come noi, ma continuano a credere nell’industria fossile e non prendere le scelte coraggiose che serve prendere”, dichiarano le attiviste e gli attivisti della Climate Open Platform.
Sul tema dei diritti umani hanno lavorato molte organizzazioni, tra cui anche A Sud che ha rivendicato la necessità del riconoscimento del diritto umano al clima. Queste le richieste principali del documento sul tema dei diritti umani:
  • Che sia riconosciuto e tutelato, come nuova fattispecie ad hoc, a livello internazionale uno specifico diritto umano al clima stabile e sicuro come diritto fondamentale, precondizione per la realizzazione e la tutela di tutti gli altri diritti umani fondamentali.
  • la piena applicazione del principio di responsabilità comuni ma differenziate, principio formalmente riconosciuto a livello internazionale e che informa il diritto climatico, per cui gli Stati che hanno maggior responsabilità storica e maggior capacità tecnologica e finanziaria sono chiamati ad assumere impegni maggiori.
  • L’introduzione di riparazioni verso le comunità del sud globale e le comunità indigene di tutto il mondo attraverso il finanziamento immediato del Green Climate Fund e la cancellazione del debito dei paesi più poveri.
  • Strumenti vincolanti per imporre anche alle imprese precise obbligazioni climatiche, il cui rispetto deve essere garantito attraverso meccanismi di controllo e di sanzione, dal momento che gli attuali strumenti normativi vincolano solo gli Stati e non le imprese.
  • La COP26 deve procedere speditamente per il riconoscimento dei migranti ambientali e relativo sostegno a programmi di adattamento e riparazione di danni e perdite  con piani di protezione e reinsediamento, laddove necessario, che assicurino i diritti fondamentali e ad una vita dignitosa.
Tante anche le altre tematiche discusse nel documento e le richieste fatte. Solo per citarne alcune su alcuni temi chiave.
Sul fronte dell’energia è stato richiesto:
  • il passaggio da un sistema energetico basato su grandi impianti alimentati da fonti energetiche fossili a un sistema decentrato basato su efficienza energetica e fonti energetiche rinnovabili, da un sistema produttivo lineare ed estrattivo ad uno circolare e rigenerativo.
  • E poi l’uscita del nostro Paese, dalle fonti fossili a partire dal phase out del carbone entro il 2025 e che, per rispettare gli obiettivi al 2030, dovrebbe realizzarsi accelerando la transizione a un modello energetico basato su efficienza energetica e fonti rinnovabili, senza la realizzazione di nuove centrali a gas.
  • Ok all’idrogeno verde e no a tutte le altre forme di idrogeno derivate dal fossile.
Sul lavoro:
  • un piano per la giusta transizione che orienti le politiche industriali, fiscali ed economiche per la transizione ecologica, la creazione diretta e/o il sostegno per la creazione di nuovi posti di lavoro sostenibili e politiche di welfare avanzato che accompagnino percorsi di formazione riprofessionalizzanti in ottica sostenibile.
  • E poi: una legge contro le delocalizzazioni capace di disincentivare la chiusura di unità produttive con conseguente spostamento di investimenti in Paesi tutele ambientali inadeguate.
Infine proposte sulla necessità di restituire la gestione delle risorse al settore pubblico: investendo su l’agroecologia contadina, la nascita di aziende di piccola scala e la ristrutturazione delle reti idriche senza ricorso alle grandi opere. E infine proposte specifiche sulla finanza, sui trasporti e sulla gestione della città.
Scopri qui il documento integrale: