Lo scorso 5 giungo A Sud insieme ad altri 200 ricorrenti ha fatto causa allo Stato italiano per costringerlo ad assumersi la responsabilità della mancata azione di contrasto all’emergenza climatica e chiedere un abbattimento delle emissioni di gas serra del 92% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Perché il 92 per cento è l’obiettivo da raggiungere in termini di riduzione delle emissioni

Perché ridurre le emissioni inquinanti del 92% è così importante? Perché una riduzione inferiore non permetterebbe all’Italia di partecipare equamente al raggiungimento dell’obiettivo definito dall’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento a 1,5°C nel 2100.

Secondo lo studio del centro di ricerca internazionale Climate Analytics, preparato per A Sud, infatti, guardando alle politiche attuali del nostro Paese, il livello di ambizione nella riduzione delle emissioni è così basso che, se altri paesi dovessero seguirlo, arriveremmo a un riscaldamento globale di oltre 3°C entro la fine del secolo.

Delle quattro maggiori economie d’Europa solo l’Italia non ha ancora legiferato per raggiungere le zero emissioni nel 2050 e anche lo scenario di decarbonizzazione fissato dall’ex Ministero dell’Ambiente appare ben poco risolutivo. Stando ai piani del Ministero, infatti,  la riduzione del 92% delle emissioni è un obiettivo da percorrere “entro il 2050”, quindi ben venti anni in ritardo rispetto al calcolo degli esperti.

Per questo abbiamo citato in giudizio lo Stato italiano, ribadendo che la riduzione delle emissioni clima-alternati al 92% deve avvenire necessariamente entro il 2030.

Lo studio di Climate Analytics: il ritardo dell’Italia

Climate Analytics, in base ai suoi calcoli, ha stimato che con le politiche nazionali attuali nel 2030 riusciremmo ad arrivare ad una riduzione di appena il 36% rispetto ai livelli del 1990.

Il dato è stato elaborato sulla base delle azioni portate avanti dai diversi esecutivi negli ultimi decenni: nel settore dei trasporti e dell’edilizia l’Italia ha ottenuto risultati relativamente scarsi in termini di riduzione delle emissioni e le proiezioni delle emissioni mostrano che questi settori continueranno ad avere risultati inferiori alle aspettative.

Tra i paesi europei che pianificano il passaggio dal carbone al gas, inoltre, il nostro ha il più alto consumo di gas pianificato per il decennio 2020-2030. Ma, mentre si punta a raggiungere una quota del 30% di energia rinnovabile entro il 2030, non si mettono in atto attualmente le politiche in atto per raggiungere questo obiettivo.

Continuando così nel 2025 avremo già esaurito la quantità di gas serra emettibili (pari a 2,09 GtCO2eq) in questo decennio: la nostra nazione rimane quindi impantanata su cifre irrisorie, lasciandoci lontani anni luce dal perseguimento di una vera giustizia climatica.

Attivati con noi: facciamo causa allo Stato

Chi guida il nostro Paese sta continuando a spingere sull’acceleratore, pur avendo visto chiaramente che ci sta conducendo dritti verso un precipizio.

Anche per questo abbiamo fatto causa allo Stato italiano, per inchiodarlo alle sue responsabilità e pretendere azioni concrete per contrastare l’emergenza climatica prima che sia troppo tardi.

I prossimi 1° e 2 ottobre saremo in piazza con la Climate Open Platform in occasione della Pre-COP di Milano, l’incontro preparatorio alla COP26, la Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico prevista in autunno a Glasgow.

Faremo sentire la nostra voce ai grandi della Terra riuniti per decidere le prossime misure da intraprendere per ridurre le emissioni clima-alteranti e chiederemo azioni concrete contro l’emergenza climatica.

Firma la nostra causa e seguici su www.giudiziouniversale.eu

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