[da Greenreport.it] «Se vogliamo avere una possibilità di stabilizzare il nostro clima, per il bene della nostra sicurezza, l’ultima possibilità per ridurre i gas serra è adesso»

Nei prossimi anni, gli impatti dei cambiamenti climatici minacciano di essere altrettanto bruschi e di vasta portata come l’attuale pandemia di Covid-19 e, di fronte a questo quadro fosco,  un team di 57 scienziati di 21 Paesi ha presentato  a Patricia Espinosa, segretaria esecutiva dell’United Nations framework convention on climate change (Unfccc) il  rapporto  “10 New Insights in Climate Science 2020” – realizzato in collaborazione con Future EarthEarth League e il World Climate Research Program (WCRP) – che elenca e analizza le 10 più importanti intuizioni sul clima dell’ultimo anno per aiutare a informare l’azione collettiva sulla crisi climatica in atto.

La Espinosa ha ricordato l’importanza fondamentale che la 26esima conferenza delle parti dell’Unfccc di Glasgow abbia successo: «La COP26 è molto più che l’agenda del cambiamento climatico. E’ l’occasione per il mondo di rinnovare la fiducia e la credibilità nel multilateralismo, e allo stesso tempo fornire una prova tangibile del valore della collaborazione internazionale in un momento in cui il mondo ne ha più bisogno»,

Gli autori del rapporto hanno delineato alcuni dei risultati più importanti del 2020 nel campo della scienza climatica, che vanno dal miglioramento dei modelli che rivelano la necessità di tagli aggressivi delle emissioni per rispettare l’Accordo di Parigi al crescente utilizzo di controversie sui diritti umani per catalizzare l’azione climatica.

Il rapporto ridimensiona alcune preoccupazioni sul fatto che il sistema climatico sarebbe più sensibile alla CO2 di quanto ipotizzato in precedenza, che sono state sollevate poiché i risultati degli ultimi modelli climatici sono stati pubblicati dal 2019 in poi, ma esclude anche la gamma di bassa sensibilità climatica. «Questo significa – dicono gli scienziati –  che è altamente improbabile che scenari con una bassa mitigazione di CO2 raggiungano gli obiettivi dell’Accordo di Parigi».

Il rapporto sottolinea anche una serie di fattori di rischio in crescita, comprese le emissioni del permafrost che attualmente non vengono prese in considerazione, le preoccupazioni per l’indebolimento dell’assorbimento di carbonio negli ecosistemi terrestri e gli impatti dei cambiamenti climatici sull’acqua dolce e sulla salute mentale.

Wendy Broadgate, direttrice del global hub svedese di Future Earth, spiega che «Questa serie è una parte fondamentale della nostra missione per portare la scienza più recente ai decision makers in un formato accessibile, per accelerare le transizioni verso la sostenibilità. Il peggioramento degli incendi, l’intensificarsi delle tempeste e persino la pandemia in corso sono tutti segnali che il nostro rapporto con la natura si sta deteriorando, con conseguenze mortali».

Detlef Stammer, dell’università di Amburgo e presidente del Joint Scientific Committee del WCRP, ricorda che «Per far fronte ai futuri cambiamenti climatici, abbiamo bisogno di una conoscenza dettagliata del funzionamento del sistema climatico e devono essere sviluppate informazioni utilizzabili sul cambiamento climatico regionale e locale e sui suoi impatti. Questo rapporto fornisce diversi esempi di importanti progressi in entrambe le categorie».

Ecco i 10 principali approfondimenti evidenziati dal rapporto:

Una migliore comprensione della sensibilità della Terra all’anidride carbonica rafforza il sostegno ad ambiziosi tagli delle emissioni per rispettare l’Accordo di Parigi: la sensibilità del clima all’anidride carbonica – quanto la temperatura aumenta con un certo aumento delle emissioni – è ora meglio compresa. Questa nuova conoscenza indica che è meno probabile che riduzioni moderate delle emissioni raggiungano gli obiettivi climatici di Parigi rispetto a quanto precedentemente previsto.

E’ probabile che le emissioni dallo scongelamento del permafrost siano peggiori del previsto: le emissioni di gas serra dal permafrost saranno maggiori rispetto alle proiezioni precedenti a causa dei processi di disgelo bruschi, che non sono ancora inclusi nei modelli climatici globali.

Le foreste tropicali potrebbero aver raggiunto il picco di assorbimento di carbonio: gli ecosistemi terrestri attualmente assorbono il 30% delle emissioni umane di CO2 grazie a  un effetto di fertilizzazione della CO2 sulle piante. La deforestazione delle foreste tropicali del mondo sta causando il livellamento di queste foreste come un serbatoio di carbonio.

Il cambiamento climatico aggraverà gravemente la crisi idrica: nuovi studi empirici dimostrano che il cambiamento climatico sta già causando eventi estremi di precipitazione (inondazioni e siccità), e questi scenari estremi a loro volta portano a crisi idriche. L’impatto di queste crisi idriche è altamente diseguale, il che è causato – e aggrava – dalla disuguaglianza di genere, reddito e sociopolitica.

Il cambiamento climatico può influire profondamente sulla nostra salute mentale: i rischi a cascata e aggravati contribuiscono all’ansia e all’angoscia. La promozione e la conservazione dello spazio blu e verde nell’ambito delle politiche di pianificazione urbana, nonché la protezione degli ecosistemi e della biodiversità negli ambienti naturali, hanno benefici per la salute e forniscono resilienza.

I governi non stanno cogliendo l’opportunità per una ripresa ecologica dal Covid-19: i governi di tutto il mondo stanno mobilitando più di 12 trilioni di dollari per la ripresa dalla pandemia di CovidD-19. A titolo di confronto, si stima che gli investimenti annuali necessari per un percorso delle emissioni compatibile con Parigi siano di 1,4 trilioni di dollari.

Il Covid-19 e il cambiamento climatico dimostrano la necessità di un nuovo contratto sociale: la pandemia ha messo in luce le inadeguatezze sia dei governi che delle istituzioni internazionali per far fronte ai rischi transfrontalieri.

Lo stimolo economico incentrato principalmente sulla crescita metterebbe a repentaglio l’Accordo di Parigi: una strategia di ripresa post Covid-19 basata sulla crescita prima e sulla sostenibilità poi farebbe probabilmente fallire l’Accordo di Parigi.

L’elettrificazione nelle città è fondamentale per delle transizioni giuste verso la  sostenibilità: l’elettrificazione urbana può essere intesa come un modo sostenibile per ridurre la povertà fornendo a oltre un miliardo di persone tipi di energia moderni, ma anche come un modo per sostituire l’energia pulita ai servizi esistenti che portano al  cambiamento climatico e all’inquinamento locale dannoso.

Andare in tribunale per difendere i diritti umani può essere un’azione essenziale per il clima: attraverso il contenzioso sul clima, le comprensioni legali su chi o cosa è un detentore dei diritti si stanno espandendo fino a includere le generazioni future, non nate ed elementi della natura, nonché chi può rappresentarli in tribunale.

Peter Schlosser, vicepresidente e vic provost del Julie Ann Wrigley Global Futures Laboratory all’Arizona State University e co-presidente dell’Earth League, ha commentato: «Data l’urgenza di ridurre le emissioni di gas serra e rimuovere il carbonio dall’atmosfera per evitare che il nostro pianeta si surriscaldi, è fondamentale informare il processo decisionale per un’azione immediata con le più recenti conoscenze della scienza climatica».

Il rapporto conferma che i principali impatti ambientali continuano ad amplificarsi, ma indica anche le opportunità che derivano da nuove intuizioni in materia di economia e governance dei cambiamenti climatici e la possibilità di utilizzare le denunce giudiziarie in materia climatica. I ricercatori ribadiscono che «Il 2021 sarà un anno critico per agire se il mondo vuole raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e preservare la nicchia climatica essenziale per l’umanità». I costi degli investimenti stimati nel periodo 2020-2024 per realizzare l’Accordo di Parigi sono stimati solo a circa la metà dei pacchetti di stimolo post-pandemia che sono stati annunciati finora». Ma il rapporto sottolinea che «I governi non stanno cogliendo l’opportunità di sfruttare gli eventi attuali per un cambiamento positivo. Ad esempio, i governi del G20 si stanno impegnando il 60% in più in attività basate sui combustibili fossili che in investimenti sostenibili».

Johan Rockström, co-presidente dell’Earth League e dell’Advisory Committee di Future Earth, conclude: «Ogni parte  del nostro mondo è colpita  dalla crisi climatica e ogni continente, Paese, città e villaggio dipende da quanto bene gestiamo i pozzi di carbonio naturali della Terra, questo è ciò che dimostrano prove scientifiche schiaccianti. Poiché condividiamo tutti lo stesso piccolo pianeta e ci sono dei confini planetari, se non supportiamo la natura, non possiamo fare affidamento sulla natura per sostenerci. Basta guardare le foreste tropicali stressate che così convenientemente hanno assorbito enormi quantità di CO2, ma questo potrebbe ora raggiungere un picco e diminuire. Da tutte queste intuizioni scientifiche dovrebbe emergere una visione politica: se vogliamo avere una possibilità di stabilizzare il nostro clima, per il bene della nostra sicurezza, l’ultima possibilità per ridurre i gas serra è adesso».