Il Governo deve giustificare entro 3 mesi la possibilità di rispettare il percorso di riduzione fino al 2030

[20.11.20]

Per la prima volta il Consiglio di Stato è chiamato a pronunciarsi su un caso relativo al rispetto degli impegni di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Infatti, il Comune di Grande-Synthe ha deferito la questione al Consiglio di Stato a seguito del rifiuto del Governo di dare seguito alla sua richiesta di adottare misure supplementari per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi. L’Alta Corte ha stabilito per prima cosa che il ricorso intentato dal comune, un comune costiero particolarmente esposto agli effetti del cambiamento climatico, è ammissibile. Nel merito, il Consiglio di Stato osserva che la Francia, pur essendosi impegnata a ridurre le proprie emissioni del 40% entro il 2030, negli ultimi anni ha regolarmente superato i limiti di emissione che si era prefissata e il decreto del 21 aprile 2020 ha rinviato la maggior parte degli sforzi di riduzione oltre il 2020.

Prima di prendere una decisione definitiva sulla richiesta, il Consiglio di Stato chiede quindi ora al Governo di giustificare, entro tre mesi, che il suo rifiuto di adottare ulteriori misure è compatibile con il rispetto del percorso di riduzione scelto per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030. Quando l’accordo di Parigi sul clima del 12 dicembre 2015, concluso nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) del 9 maggio 1992, l’Unione Europea e la Francia si sono impegnate a combattere gli effetti dei cambiamenti climatici indotti in particolare dall’aumento delle emissioni di gas serra. Per attuare questo impegno, l’Unione Europea e i suoi Stati membri hanno deciso di ridurre le loro emissioni del 30% rispetto al 2005 entro il 2030, con un obiettivo del 37% per la Francia.

Inoltre, la Francia si è posta per legge l’obiettivo ancora più ambizioso di ridurre le sue emissioni del 40% entro il 2030 rispetto al 1990.

Alla fine del 2018, il Comune di Grande-Synthe (Nord) e il suo sindaco hanno chiesto al Presidente della Repubblica e al Governo di adottare ulteriori misure per ridurre la curva delle emissioni prodotte e di rispettare, come minimo, gli impegni assunti dalla Francia. Dinanzi a un diniego, questi hanno sottoposto la questione al Consiglio di Stato, con un procedimento sostenuto dalle città di Parigi e Grenoble e da diverse organizzazioni ambientaliste tra cui Oxfam France, Greenpeace, FNH e Notre Affaire à Tous. Il Consiglio di Stato ritiene innanzitutto ammissibile l’applicazione del comune di Grande-Synthe, il comune costiero del Mare del Nord esposto agli effetti del cambiamento climatico e ha riconosciuto l’ammissibilità degli interventi promossi dalla città e dalle organizzazioni.

Il Conseil d’Etat rileva innanzitutto che, per attuare l’accordo di Parigi, la Francia si è impegnata ad adottare un percorso di riduzione delle emissioni che porterà ad un calo del 40% delle emissioni nel 2030 rispetto ai livelli del 1990. Per quanto riguarda la portata giuridica dell’UNFCCC e dell’Accordo di Parigi, secondo il diritto francese, il Conseil d’Etat rileva che tali accordi impongono a ciascuno Stato firmatario di adottare misure nazionali per garantirne l’attuazione. Il Conseil d’Etat precisa tuttavia che gli obiettivi che la Francia si è prefissata a questo proposito devono essere letti alla luce di questi accordi per dare loro pieno campo di applicazione nel diritto francese. Questi impegni sono stati ripartiti a livello europeo e nazionale. In Francia, il legislatore ha così fissato l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra del 40% tra il 1990 e il 2030 sul territorio nazionale. Per raggiungere questo obiettivo, il Governo ha adottato con decreto un percorso di riduzione che si estende su 4 periodi (2015-2018, 2019-2023, 2024-2028 e 2029-2033), ciascuno con un tetto di emissioni progressivamente decrescente (chiamato “carbon budget”).

Poiché il decreto del 21 aprile 2020 ha rinviato parte dello sforzo di riduzione delle emissioni da realizzare dopo il 2020 e in particolare dopo il 2023, il Consiglio di Stato chiede al Governo di giustificare come il suo rifiuto di adottare misure più severe sia compatibile con il raggiungimento dell’obiettivo del 2030.

Il Conseil d’État rileva innanzitutto che, per il periodo 2015-2018, il tetto di emissioni previsto è stato notevolmente superato. La Francia ha ottenuto una riduzione media delle sue emissioni solo dell’1% all’anno, mentre il tetto fissato richiedeva una riduzione di circa il 2,2% all’anno. Con decreto del 21 aprile 2020 il Governo ha modificato il 2°, 3° e 4° limite di emissione. Ha rivisto al ribasso l’obiettivo di riduzione delle emissioni per il periodo 2019-2023 e prevede quindi uno spostamento del percorso di riduzione per raggiungere l’obiettivo fissato per il 2030: una parte degli sforzi inizialmente previsti viene così rinviata a dopo il 2023, che richiederà quindi una riduzione delle emissioni ad un ritmo mai raggiunto fino ad oggi.

Di fronte a questi nuovi dati, il Consiglio di Stato ritiene di non avere gli elementi necessari per giudicare se il rifiuto di adottare ulteriori misure sia compatibile con il rispetto della nuova traiettoria risultante dal decreto dell’Aprile scorso per raggiungere l’obiettivo del 2030. Il Consiglio chiede pertanto al Governo di fornirgli, entro tre mesi, le opportune giustificazioni e di fornire al Comune richiedente e alle parti intervenienti eventuali informazioni aggiuntive. Se le giustificazioni fornite dal Governo non sono sufficienti, il Consiglio di Stato può accogliere la richiesta del Comune e annullare il rifiuto di adottare misure supplementari che consentano di rispettare la traiettoria prevista per raggiungere l’obiettivo del – 40 % delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030.

[traduzione a cura di Filippo Fantozzi]