[24.09.2020] Oggi è la Giornata Mondiale di Azione per la Giustizia Climatica, promossa in Italia da Fridays for Future e cui, come Giudizio Universale, aderiamo.

Gli ultimi mesi hanno reso ancora più urgente la necessità di una discussione immediata sulle politiche climatiche e ambientali dei singoli Stati. I cambiamenti climatici non sono più una prospettiva lontana rispetto alla quale i leader mondiali possano prender tempo: sono qui e adesso, e colpiscono il nostro Paese in maniera sempre più evidente.
Cecilia Erba, ricercatrice di Giudizio Universale, così commenta: “L’ultimo studio prodotto dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici sui principali rischi derivanti per il territorio italiano è solo l’ultima delle conferme di una situazione allarmante: nel nostro Paese le temperature medie stanno già aumentando e sono già individuabili adesso i prodromi di una serie di conseguenze che saranno progressivamente più gravi. La scarsità delle risorse idriche che caratterizza alcune aree geografiche italiane è destinata ad aggravarsi e a peggiorare ulteriormente le condizioni di un Paese, come l’Italia, il cui livello di stress idrico è già oggi considerato medio-alto, a fronte di una gestione poco attenta di questa risorsa. L’effetto combinato dell’innalzamento del livello dei mari e dell’erosione costiera mette a rischio ampie fasce del nostro territorio, con una serie di conseguenze a catena che cambieranno la morfologia del nostro Paese, ne influenzeranno lo stato di salute, la biodiversità, l’economia. Gli eventi climatici estremi che sempre più spesso si stanno verificando trovano costantemente città e territori impreparati, che non riescono a fronteggiare la situazione e questo ha spesso un tragico prezzo in termini di vite umane”.
Rita Cantalino prosegue: “Le prospettive delineate dal CMCC sono chiare: l’Italia rischia un aumento di 5° da qui al 2100 e una serie di conseguenze sull’economia che saranno devastanti. Parliamo della perdita dell’8% del PIL, in una fase già caratterizzata dall’instabilità economica. Prendere parola in queste circostanze è un atto dovuto, è dovere civico di ogni cittadino e cittadina fare il possibile per imporre al governo un’agenda all’altezza della situazione. Noi abbiamo preso l’impegno, in prima persona, di portare in tribunale lo Stato italiano, perché sia un giudice a sancirlo: il nostro governo non fa abbastanza per tutelare i suoi cittadini e le sue cittadine, così facendo ne vìola i diritti umani e in nome della Repubblica esso deve essere condannato a fare di più”.
“Aderiamo alla mobilitazione del 25 settembre, saremo in piazza il 9 ottobre e ogni qualvolta qualcuno vorrà portare avanti una mobilitazione contro i cambiamenti climatici, che sono la vera emergenza del nostro secolo.”