[22.09.2020 – di Cecilia Erba per Giudizio Universale] E’ stato pubblicato il documento “Analisi del rischio. I cambiamenti climatici in Italia” del CMCC, il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Il rapporto sintetizza le conoscenze scientifiche disponibili rispetto agli impatti dei cambiamenti climatici in Italia e i rischi per il futuro in diversi scenari di riscaldamento globale.

I risultati restituiscono una prospettiva decisamente allarmante: in Italia le temperature stanno già aumentando più velocemente rispetto alla media globale e si prevedono effetti sulla popolazione italiana sempre più gravi in futuro collegati alla scarsità delle risorse idriche, all’aumento di fenomeni meteorologici estremi come bombe d’acqua e ondate di calore, all’incremento del livello del mare e al fenomeno dell’erosione costiera, che a cascata si ripercuoteranno negativamente sul rischio idrogeologico e l’accesso alle risorse naturali, sulle condizioni di vita e di salute soprattutto nelle grandi città, sull’economia italiana e in particolare su settori quali quello dell’agricoltura.

Negli ambienti urbani ad esempio, dove vive il 56% della popolazione italiana, l’assenza di vegetazione, la presenza di cemento e asfalto impermeabili e l’edificazione scarsamente controllata portano, durante le ondate di calore, a picchi di temperature di 5-10°C più alti rispetto alle aree rurali, che insieme alla scarsa qualità dell’aria aumentano la mortalità, le malattie cardiovascolari e quelle respiratorie, soprattutto nelle fasce di popolazione più fragili. Parimenti, in caso di piogge intense (in aumento in tutta Italia), le città per la propria conformazione sono maggiormente a rischio inondazione per l’esondazione dei bacini idrici e l’insufficiente capacità di drenaggio. 

Le conseguenze dei cambiamenti climatici si faranno comunque sentire sull’intera penisola e su tutti i settori, con gravi danni economici (pari a circa lo 0,5% del PIL) anche se il riscaldamento globale fosse contenuto al di sotto dei +2°C rispetto ai livelli preindustriali. Se questa soglia fosse superata tuttavia – e gli impegni presi dai governi di tutto il mondo nell’ambito dell’Accordo di Parigi, i cosiddetti NDC, anche se pienamente rispettati porterebbero a oggi a un aumento delle temperature di oltre 3°C nel 2100 -, i costi aumenterebbero “rapidamente e in modo esponenziale”: nello scenario peggiore, potrebbero arrivare ad ammontare fino all’8% del PIL pro capite. Inoltre, gli impatti dei cambiamenti climatici non si ripercuoteranno allo stesso modo sulla popolazione italiana, ma si prevede che andranno ulteriormente ad aumentare le disuguaglianze già presenti nella nostra società, colpendo maggiormente le regioni e le aree più povere. Nello scenario peggiore, gli indicatori di “uguaglianza” peggiorano del 16% nel 2050 e del 61% nel 2080

Davanti a questa prospettiva, l’Italia continua a essere impreparata. Se infatti molti enti locali e regionali hanno iniziato a intraprendere iniziative e a sviluppare piani di adattamento, continua a non essere definito un Piano nazionale che offra un quadro comune e coerente per guidare l’azione a livello locale. Se già nel 2015 è stata infatti approvata la Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, che ha definito i confini di una possibile azione di adattamento passando in rassegna le conoscenze scientifiche allora disponibili, il passo successivo, ovvero l’adozione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) è rimasto bloccato. La bozza di PNACC è infatti pronta da tempo, ed è stata già sottoposta a due consultazioni pubbliche nel 2017, ma ancora non è stato formalmente approvato dal governo e sembra caduto nel dimenticatoio: non ci sono tempistiche certe circa la sua approvazione, oggi più urgente che mai.

I cambiamenti climatici già adesso, e sempre più in futuro, espongono la popolazione italiana a rischi ed effetti che ledono la tutela dei fondamentali diritti umani, il diritto alla vita e alla salute in primis.
Proprio per questo motivo, un gruppo di cittadini e cittadine, organizzazioni della società civile, movimenti, comitati e altre realtà, ha lanciato la campagna Giudizio Universale, che promuove in Italia la prima causa contro lo Stato per inazione rispetto ai cambiamenti climatici.