[di Andrea Turco per Giudizio Universale] “Abbiamo partecipato al terzo sciopero globale per il clima, e ci saremo anche il prossimo 29 novembre. Senza volerci erigere a professori, abbiamo comunque fatto presente ai ragazzi e alle ragazze di Fridays for Future che la principale responsabile delle emissioni climalteranti in città ce l’avevano proprio di fronte, ed è la raffineria di Milazzo”. E’ così che Samadhi, attivista della Valle del Mela (nel Messinese), ha fornito una delle chiavi interpretative della tre giorni di Giudizio Universale in Sicilia.

Dal 3 al 5 novembre siamo stati a Partinico, Palermo e Milazzo: nelle ultime due tappe era presente anche l’avvocato Luca Saltalamacchia, che ha così potuto raccogliere decine di mandati per la citazione in giudizio contro lo Stato italiano per non aver agito adeguatamente sulla crisi climatica in atto. Dopo il primo incontro di divulgazione a ottobre, tenutosi nel capoluogo siciliano, abbiamo sentito l’esigenza di allargare il dialogo. Partendo dai comitati che si battono ogni giorno a tutela dei territori.

Partinico è un paesone di 31mila abitanti, appena dopo l’aeroporto Falcone-Borsellino. Schiacciato da un’asfissiante presenza mafiosa e dai disastri ambientali – qui opera da 40 anni la distilleria Bertolino che, come ha ricordato il circolo locale Legambiente, “ha reso il mare color vinaccia” e a ciò si aggiunge una pessima depurazione delle acque da parte dei Comuni limitrofi che sfocia sul fiume Nocella e quindi a mare – Partinico sconta anche decenni di mala politica che l’hanno di fatto resa una cittadina immobile e che sconta un alto tasso di emigrazione. In questo scenario asfittico, però, da poco più di un anno opera il comitato Partinico Solidale: partendo dalla rinascita dell’arena Lo Baido, appena dietro il centro storico ma luogo di spaccio e discarica a cielo aperto, gli attivisti locali praticano ogni giorno la solidarietà attraverso la casa del mutuo soccorso, lo sportello legale,  i laboratori su strada e le autoproduzioni di Contadinazioni.

“Crediamo che parlare di stili di vita non debba essere il focus principale di questo dibattito – ha detto Martina, che fa parte della rete Fuori Mercato – ma allo stesso tempo sia importante in un contesto economico sociale in cui, comunemente, si rivendica l’accesso al cibo economico del discount e l’uso plastica come modo per liberare il tempo delle donne. Ci interessa, dunque, promuovere pedagogicamente uno stile di vita ecologico e allo stesso tempo ci interessa guardare alle cause. E all’origine della crisi climatica troviamo una logica sistemica di dominio, nascosta dietro all’accumulazione sfrenata del capitale, che stravolge il modo di concepire la relazione tra uomo e natura. Non ci interessano per questo le risposte green di un sistema produttivo estrattivista che continua ad agire con le stesse logiche: non esiste un capitalismo dal volto umano, non esiste un capitalismo verde”. Carlo, dell’associazione Amici di Peppino Impastato, ha illustrato poi attraverso una serie di slide gli inoppugnabili dati scientifici che certificano il riscaldamento globale, “da affrontare con l’adeguata urgenza perché stiamo già consegnando ai nostri nipoti un mondo profondamente diverso dal nostro alla loro età”.

E in una sorta di dialogo intergenerazionale è intervenuta anche la giovanissima Alessia, di Fridays for Future, che ha sottolineato l’importanza della partecipazione su questi temi. “Anche il semplice uso della borraccia al posto delle bottiglie di plastica – ha detto -, seppur possa sembrare una moda, ha in realtà un profondo significato ecologico e politico”.

Il giorno dopo, ovvero il 4 novembre, è partita la raccolta delle firme al circolo Arci Porco Rosso, nel cuore di un quartiere complesso e stratificato come Ballarò, dove convivono 27 etnie. Ci ha fatto piacere che la prima firma qui in Sicilia sia arrivata da Luisa: presidente di Casa Memoria e nipote di Peppino Impastato, il militante comunista ucciso dalla mafia a Cinisi il 9 maggio 1978 che, tra le altre cose, portò avanti le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Punta Raisi, interrogandosi sull’impatto ambientale che questi lavori avrebbero (e hanno) avuto. A Palermo, poi, tra le tante adesioni vale la pena ricordare quella di Giacomo, giunto direttamente da Lampedusa a nome del collettivo Askavusa, che da anni denuncia la militarizzazione dell’isola, le false narrazioni sulle migrazioni in atto e le reali origini, e tassi di tumori molto alti nell’intero arcipelago delle Pelagie.

Infine, giorno 5, l’incontro presso il circolo Arci Scambio di Milazzo che tenta di riqualificare lo spazio abbandonato della vecchia stazione ferroviaria. A introdurre il dibattito è stata Erika, della campagna Lassala peddiri, che si batte per l’abolizione della plastica inutile e dannosa. Sono proprio territori come Milazzo, Gela e il triangolo Augusta-Priolo-Siracusa che hanno dimostrato, sulla propria pelle, come il modello estrattivista sia insostenibile. I tre poli industriali, sorti nel dopoguerra all’insegna del miraggio del progresso, sono inoltre legati nel tentativo di ostaggio delle comunità, che si ritrovano a dover fronteggiare nuove possibili attività climalteranti: l’inceneritore targato A2A caso della Valle del Mela (tentativo finora respinto grazie alla mobilitazione popolare, con la recente adozione del Piano Paesaggistico) e le nuove trivellazioni sul mare tra Gela e Licata (sulle quali Eni preme chiedendo la proroga Via al ministero dell’Ambiente).

Piccola nota curiosa: qui abbiamo incontrato, inaspettato, un negazionista del clima che citava gli ormai celebri interventi degli scienziati Antonio Zichichi e Carlo Rubbia, che mettono in dubbio l’origine antropica dei cambiamenti climatici in atto. L’uomo però è stato isolato dall’intera platea . E, come ricorda spesso Luca, “per i problemi di cuore, meglio affidarsi a un cardiologo; per i problemi di clima, meglio ascoltare i climatologi”.